Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
Riepilogo semplificato degli schemi ritmici delle principali danze
'Pur nella consapevolezza di rivolgermi ad un’utenza forse non ben disposta allo studio della musica, voglio proporre una pagina tratta dal mio libro, nella speranza di suscitare almeno curiosità in chi pratica il ballo, a tutti i livelli.
Da più parti mi si chiede cosa ha di diverso un libro di musica rivolto ai maestri di ballo, rispetto ad un tradizionale libro di solfeggio o di teoria generale rivolto ai musicisti: la differenza sta nel diverso approccio che le due utenze hanno rispetto all’ascolto; da una parte il musicista, con il suo sentire analitico, che viviseziona il brano musicale in modo quasi maniacale; l’elaborazione avviene con l'emisfero sinistro del cervello, legato al linguaggio e alle capacità logico-deduttive. Invece chi non ha competenze musicali specifiche tende ad usare l'emisfero destro, il luogo dell'immaginazione, delle abilità di sintesi, della creatività. I musicisti presentano il planum temporale sinistro (appunto, la zona della corteccia responsabile dell'elaborazione "colta" degli stimoli sonori) più grande del 25 per cento circa rispetto agli altri individui. Ovviamente bisogna tener presente che il sistema cognitivo dell’individuo va ben al di là delle dimensioni di una parte del cervello o della specializzazione di un determinato gruppo di neuroni. Ad ogni buon conto, chi scrive un libro di musica, con una destinazione ben precisa, non può non tener conto delle considerazioni appena elencate. Ecco allora che la parte “grammaticale” o “matematica” deve essere decisamente ridimensionata quando non ci rivolge al musicista. Bisogna evitare l’uso di quei termini specialistici, magari correttissimi, ma equivocabili.
È inutile sperare di essere capiti in un ambito non specialistico, quando si usa un linguaggio per specialisti. Tutto sarebbe estremamente più semplice se le basi essenziali del linguaggio musicale fossero assimilate da tutti, in età scolastica; purtroppo, ad oggi, così non è.
In definitiva, il musicista che scrive rivolgendosi al mondo del ballo, non può farlo senza spogliarsi di quella pignoleria di rango che, ahimè, è vista come una crosta spocchiosa da un’utenza la cui domanda prioritaria è impossessarsi del linguaggio, inteso come “strumento di lavoro”, senza essere costretta a sorbirsi tutte le “istruzioni per l’uso”.

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