Il mondo del ballo in Italia
23 mag 2011

A cura di
Sauro Amboni
SPORT & DISABILITA’ Il CONI forma i tecnici. Reportage di Marcella Costato. 1^ Parte.
 
SPORT & DISABILITA’

Il CONI forma i tecnici dello sport

Reportage a cura di Marcella Costato
 
 

["Mount Olympus at sand sculpting festival Rye Beach, Vic, Australia 2007" ]

 


Premessa

Un tempo l’atleta, seduto sull’Olimpo insieme agli dei, si sentiva invincibile e insuperabile; oggi si confronta con i suoi simili per scoprire, assai spesso, che impegno, volontà e grande passione portano molto lontano.

 

Il CONI, con serietà e convinzione, ha messo a disposizione degli operatori dello sport, uno staff d’eccezione, per sensibilizzare più che imporre e per dimostrare anziché convincere, cosa sia in grado di fare, oggi, uno sportivo con disabilità.

 

Quello del CONI è quindi un grande impegno e una sfida, al mondo degli “abili”, che ogni dirigente, tecnico o educatore è chiamato a raccogliere.

 

La mia professione ma ancora più l’amore e l’interesse per la Danza Sportiva nelle persone con disabilità, mi hanno portato, una volta di più, a ricercare e indagare le risorse dell’essere umano.

Ci auguriamo, quindi, che il mondo dello sport e in particolare quello della Danza, possano trarre spunti utili di riflessione affinché si parli sempre più spesso di pari opportunità, in favore di una civiltà che ponga al centro, l’individuo.

 
 
 

Finalità del corso

L’esigenza sempre più pressante d’informazione e formazione intorno al mondo della disabilità, ha indotto la Provincia di Monza - Brianza, la sua delegazione CONI,   la Scuola Regionale dello Sport e il CIP Lombardia, ad attuare una vasta collaborazione per rispondere agli interrogativi di chi opera nel mondo dello sport.

 

Scopo del corso è stato quello di fornire strumenti adeguati e operativi per affrontare le necessità delle persone con disabilità e contribuire, attraverso una pratica sportiva ragionata e consapevole, alla creazione di progetti utili anche alla prevenzione o riduzione del disagio.

 
 
 

Sede del corso e relatori

 

A Lazzate (MB), nelle bellissima sala dell’ Arengario Carlo Cattaneo sita in P.zza Papa Giovanni II, il giorno 4 maggio 2011 ha preso avvio il primo di una serie di importanti incontri.

 

L’assessore allo sport Giuseppe Zani ha espresso considerazioni di merito nei confronti dell’ iniziativa del CONI.

Ha ricordato, inoltre, come la provincia di Monza-Brianza sia, da sempre, sensibile al volontariato e vicina alle persone con difficoltà.

 
 
 
I relatori del corso

Prof. Pier Angelo Santelli, Presidente Comitato Paralimpico (CIP) lombardo.

Prof. Claudio Arrigoni, giornalista sportivo. Scrive per lo sport nelle persone con disabilità, sul Corriere della Sera.

Prof. Moreno Martinelli, docente di biomeccanica adattata alle persone disabili all’Università Cattolica di Milano.

Prof. ssa Linda Casalini, docente dell’Università Cattolica di Milano e Vicepresidente del CIP.

Dott. Marcello Ghizzo, medico dello sport.

Dott. Giovanni Lodetti, laureato in filosofia e dirigente CONI.

Prof. Simone Morelli, laureato in fisica.

 


Beatrice Vio, per tutti Bebe, mentre tira di scherma


 
I Coordinatori
Carla Todde, Cinzia Ghianda e Laura Mariani
 
 
 
Temi affrontati

·       L’integrazione sociale sportiva

·       La disabilità motoria

·       La disabilità intellettiva e relazionale

·       Aspetti sanitari

·       Aspetti psicologici

·       Disabilità sensoriale

·       Integrazione sociale sportiva a partire dalla scuola

·       Il mondo sportivo della disabilità e le risorse presenti sul territorio

·       Disabilità: un’introduzione fra Comunicazione e Sport

 
 
 

Integrazione sociale sportiva

 

Il prof. Pier Angelo Santelli e Claudio Arrigoni, hanno introdotto il corso spiegando come il Comitato Italiano Paralimpico (CIP), sia l’organo riconosciuto per  poter diffondere  attività sportive  per i disabili, al pari del CONI per i normodotati.

 

Oggi le Paralimpiadi sono la manifestazione più importante al mondo, dopo le Olimpiadi.

Ricordiamo che nel CONI sono presenti 45 federazioni, 19 delle quali Paralimpiche e ritenute da molti, addirittura più belle e divertenti di quelle Olimpiche.

 
 
 
Cosa ne pensa al riguardo il commissario FIDS Luca Pancalli?
 

A questo proposito, lo stesso commissario FIDS e vicepresidente del CONI, avv. Luca Pancalli ha dichiarato, in una recente intervista, che un tempo esisteva solo la Federazione Italiana Sport Disabili, mentre oggi l’istituzione del CIP ha dato risalto a discipline pressoché sconosciute.

 

Secondo il Vicepresidente, il trasferimento della maggior parte delle discipline Paralimpiche alle Federazioni Olimpiche ha promosso un grande movimento d'inclusione sociale. In questo modo è stato raggiunto, anche, l’obiettivo per il rispetto della dignità degli atleti stessi.

 

Lo sport inteso come strumento educativo è stato sottovalutato per troppo tempo, in Italia.

Nel mondo della scuola i giovani e in particolare i disabili ne hanno risentito, ma si spera di colmare al più presto questa mancanza.

 
 

Di fronte alla diversità si è, spesso, in difficoltà, soprattutto, sui termini più adatti da usare.


 

Danza sportiva per l’integrazione delle persone con disabilità nella scuola

 


Quali termini usare, allora, di fronte ad una persona con disabilità?
 

L’associazione giornalisti statunitensi che si occupa di persone con disabilità ha elaborato una terminologia appropriata, anche se in continua evoluzione.

 

·       Fra i termini più frequenti, si raccomanda di evitare parole quali:

Handicappato, ritardato, afflitto da, disabile e carrozzella.

 
·       E’ meglio utilizzare le parole:
persona con disabilità motoria intellettiva o sensoriale, carrozzina.
 

Si stima 650 milioni di persone, al mondo, con disabilità di cui l’80% nei paesi in via di sviluppo.

 
 
 
Che cosa dice, al proposito,
la Convenzione delle Nazioni Unite sui loro diritti?
 

Ricordiamo che la Convenzione ONU, nata nel 2007 e ratificata nel gennaio 2011, da 27 Stati membri, è un trattato che vuole salvaguardare i diritti delle persone con disabilità, al pari di qualunque altro cittadino.

 

L’articolo 30, in particolare, richiama al diritto di ognuno a prendere parte, sulla base di eguaglianza con gli altri, alla piena partecipazione della vita culturale e ricreativa, agli svaghi e allo sport.

 

Negli ultimi anni, molti atleti con disabilità, grazie anche al supporto della moderna tecnologia, gareggiano e a volte superano i compagni normodotati che li considerano “normali” sportivi.

 

Tutto ciò fa riflettere su come lo sport aiuti la persona con disabilità a sentirsi più adeguata e spontanea: più inclusa.

 

Fra quindici o venti anni vi saranno protesi robotizzate e in questo modo chi le userà sarà più forte.
Si arriverà al paradosso, com'è già successo con alcuni atleti , di considerare la disabilità un vantaggio.
 

Oggi si assiste al fenomeno, sempre più frequente, di ragazzi che prima non volevano praticare lo sport e ora partecipano volentieri insieme ai compagni con disabilità.

Lo sport in questo caso è adattato alle esigenze di chi non ha più gli arti, oppure è privo della vista.

Ecco allora che tutti vogliono giocare a basket in carrozzina, praticare la scherma o la pallavolo, gattonando insieme ai compagni sprovvisti di gambe.

 
 

La carta Europea dello sport (approvato dalla 7a conferenza dei Ministri Europei dello Sport nel 1992 a Rodi) considera lo sport come un mezzo privilegiato per garantire a tutti, anche a chi ha una disabilità fisica o mentale, il diritto ad uno sviluppo individuale, di rieducazione, d’integrazione sociale e di solidarietà.

In questo senso lo sport si può ritenere come qualche cosa di più di una semplice prestazione atletica.

Ai nostri atleti, è importante trasmettere il valore della sportività che non sia limitato alla vittoria o al primato.

Qualcuno, al riguardo, ha sollevato il seguente interrogativo:
 
La spettacolarità dello sport è sempre da incoraggiare?

 

L’eccessiva spettacolarità dello sport rischia di far dimenticare lo scopo iniziale dello sport stesso e quello delle Paralimpiadi.

 
 
In quest'ambito, qualcuno riferisce che esiste il rischio, per  molti atleti, di allontanarsi dallo sport.

Negli ultimi tempi, infatti, sembra che sportivi, con caratteristiche di disabilità diverse, siano messi insieme a gareggiare.

In questo modo per gli atleti diventa difficile il confronto atletico.
 

All’estero gli stanziamenti per le persone con disabilità sono più elevati rispetto all’Italia e in Europa le ore dedicate allo sport sono maggiori che nel nostro Paese

 
E’ stato sollevato il seguente interrogativo,
 

Perché si tende a considerare solo lo sport di alto livello dimenticandosi di quello alla base?

 

Nelle scuole, negli oratori, nei centri socio educativi, i ragazzi sono ancora poco coinvolti. E’ un dato reale che alcune società sportive rifiutino i ragazzi con disabilità.

 


Fine prima parte
Continua

 
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