Il mondo del ballo in Italia
25 giu 2011

A cura di
Sauro Amboni
SPORT & DISABILITA’ Il CONI forma i tecnici. Reportage di Marcella Costato. 3^ Parte.

 
SPORT & DISABILITA’

Il CONI forma i tecnici dello sport

3^ parte:

La disabilità intellettiva e relazionale (DIR)

Reportage a cura di Marcella Costato

 


Prof.ssa Costao






["Mount Olympus at sand sculpting festival Rye Beach, Vic, Australia 2007"]


La prof.ssa Linda Casalini, delegata regionale FISDIR per la Lombardia, ha spiegato come circa il 90% delle disabilità sia di tipo intellettivo o relazionale.

 

 
Che cos’è la FISDIR?
 
                                 
 
 

La FIS DIR, Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva Relazionale, è la federazione Sportiva Paralimpica cui il CIP, Comitato Italiano Paralimpico, ha demandato la gestione, l’organizzazione e lo sviluppo dell’attività sportiva per gli atleti con disabilità intellettiva e relazionale.

 

Nella regione Lombardia si stimano, fino alle scuole superiori, circa 26mila studenti con disabilità; di questi poche centinaia sono in carrozzina o con disabilità sensoriali.

 

Si calcola che il 3% della popolazione mondiale sia formato da disabili intellettivi.

Ricordiamo:

 

·       Alla FIS DIR, organismo nazionale, fanno riferimento, solo i disabili intellettivi e relazionali.

·   All'INAS FID, organismo internazionale, fanno riferimento solo i disabili intellettivi relazionali, con le migliori prestazioni.

 

N.B. Le persone con “sindrome di down” mancano, perché questo tipo  di disabilità è presente solo in alcune parti del mondo.

Essa, infatti, è diffusa solo nel bacino del Mediterraneo e per questo motivo i Paesi dell’Europa settentrionale non aderiscono ai circuiti internazionali.

 

Quali rapporti esistono tra FIDS e FISDIR?

La FIDS e la FISDIR, nel 2010, hanno firmato un importante accordo che garantirà il massiccio sviluppo della Danza Sportiva tra le persone con disabilità intellettiva e relazionale. (Vedi protocollo d’intesa del 19.05.2010)

 

Che cosa possiamo dire a proposito della disabilità?

Occorre fare alcune considerazioni di tipo educativo pedagogico.

Il disabile fin dalla tenera età diventa oggetto dell’attenzione di molti adulti che cercano di aiutarlo a superare i propri problemi.

Il bambino in questo modo entra in contatto con logopedisti, fisioterapisti, psicomotricisti e terapisti di vario genere.

 
Le ASSL, a un certo punto, interrompono le terapie perché il ragazzo è cresciuto La famiglia, allora, si sente abbandonata.
 

Lo sport s'inserisce in questa fase della vita del ragazzo e può aiutarlo, a continuare quelle attività con un valore più ludico che terapeutico.

 

Nelle società sportive è pensabile, quindi, coinvolgere i bambini con disabilità intellettiva. Oggi, infatti, tutte le discipline si possono adattare alla disabilità.

 
 

 
 


Che cosa avviene nelle scuole?

 

Nella scuola, l’inserimento di persone con disabilità è un fatto ormai acquisito e accettato da tutti.

La scuola è pubblica e gratuita: l’insegnante di sostegno pagato dallo Stato.

 

Nelle palestre private, però, il bambino disabile rallenta gli altri in un'attività che è a pagamento. Iniziano, allora, le difficoltà e i “normodotati” faticano ad accettare la presenza di persone con disabilità.
 

Le famiglie dei disabili sono sentite, a volte, come elemento di disturbo.

Bisogna considerare, tuttavia, come tali famiglie abbiano bisogno di essere comprese.

 

Esse si trovano al fianco di persone in difficoltà, che vedono in loro un punto di riferimento molto importante.


 

Quali sono le motivazioni che spingono un disabile  verso lo sport?

 
 




La persona con disabilità pratica uno sport per:

 

·       Divertirsi allo stesso modo degli altri.

·       Apprendere una pratica sportiva

·       Interesse per la salute

·       Coinvolgimento nel gruppo    

·     Indipendenza

                  ·       Autonomia
                  ·       Autorealizzazione
                  ·      
Sfida della competizione
 



Qual è la funzione dello sport?
 

Praticare calcio, ballare, o qualsiasi altro sport, permette una condivisione sociale enorme.

 

Lo sport è visto come un ponte che crea legami tra la persona e la comunità.

 

Far vivere esperienze ricche e piacevoli aiutano, inoltre, a riconoscere e accettare il proprio corpo.

 

Nella società attuale molti ragazzi credono di saper giocare a tennis perché usano molto bene la Wii, oppure prendono il patentino senza essere mai andati in bicicletta.

 

N.B. Occorre, perciò, incoraggiare a praticare attività motoria vera e non sport virtuali.

 

Cos’è lo sport adattato?

 

Negli anni ’70 l’attività motoria adattata era rivolta solo a una fascia della popolazione. Oggi essa è indirizzata ad anziani, piccoli, persone nelle carceri, disabili.  Si parla di sport adattato su tre livelli.

1) Sport adattati a persone con lievi disabilità, ma che possono raggiungere i livelli delle persone normodotate.

2) Sport con regole adattate alle persone con disabilità media grave.

3) Sport creato apposta per disabili gravi.

 


Teoria dell’adattamento

 

All’interno di questa teoria è possibile adattare:

· Partecipazione  All’interno della lezioneè possibile  immaginare un   ruolo e affidarlo al bambini prima di iniziare l’attività. E’ bene evitare d’improvvisare o trovarsi senza idee.

·     Comunicazione   Adattare il modo in cui si fanno le richieste  utilizzando tutti i canali (visivo, uditivo, cinestesico).

-
   Costruire i movimenti addosso al bambino.

-   I ragazzi con problemi relazionali hanno spesso  grandi capacità motorie e, con loro, occorre trovare  tutte le soluzioni per raggiungere l’obiettivo.

- I disabili relazionali sono spesso molto intelligenti e in grado di utilizzare i gesti nei  momenti adatti.

·     Prestazione   Saper adattare il tipo di risposta, che gli alunni  possono fornire, ad una data richiesta. Occorre quindi evitare di fare domande per ottenere  le risposte che vogliamo noi, ma accettare le loro  risposte.

·     Ambiente   Saper adattare il luogo dove l’attività è svolta.

E’ importante osservare dove si dispongono i ragazzi nell’ambiente. Essi, solitamente, si mettono lontano da tutti e in angolo. Bisogna evitare di farli spostare, ma riuscire a stabilire con loro un contatto.

·     Materiale Troppi attrezzi  o stimoli mettono in difficoltà il ragazzo.   Se lui ha paura di qualche cosa, ad esempio di un  pallone, è possibile sostituirlo con un palloncino  gonfiato.

Il materiale, quindi, va adattato.

·     Difficoltà  E’ importante adattare anche  il livello di difficoltà facendo attenzione a non fare richieste troppo costituire uno stimolo.

 

·     Carico di lavoro    Adattare il quantitativo di lavoro che l’alunn è chiamato ad imparare, decidendo se prediligere l’aspetto motorio o cognitivo.

·     Tempo  Adattare il tempo concesso per svolgere un certo lavoro o un test, ricordando che il tempo dato, non può essereinfinito.

·     Assistenza    E’ un aiuto prestato dall’insegnante o  dai compagni. A volte si affida ai compagni più in gamba il ruolo di “tutor”. Ciò deve avvenire, saltuariamente, perchè si crea dipendenza , nel ragazzo in difficoltà, e troppa responsabilità nell’altro.   Tener presente che a volte i ragazzi più “discoli” sono adatti a questi ruoli.

·     Verifica   L’obiettivo adattato, al livello di partenzadell’alunno, permette di effettuare una verifica più corretta.

 

Il Tecnico ha una comunicazione è più efficace se:

 

·       Effettua un ascolto attivo (sa ascoltare senza giudicare).

·       Attua una visione periferica (ha tutto sotto controllo).

·       Stabilisce empatia (è in grado di leggere le emozioni degli altri).

·       Usa un linguaggio chiaro (coerenza educativa. Meglio un  rapporto asciutto piuttosto che falsamente amichevole. I disabili intellettivi sanno leggere nel cuore).

·       Sa essere variabile (alternare la severità alla giocosità. Essere sempre rigidi non va bene).

·       Sa stabilire un contatto (a volte anche di tipo fisico).

·       Sa essere flessibile e aperto (si adatta alla situazione).

 

Che cos’è Special Olympics ?

Special Olympics Italia ONLUS è un’associazione benemerita del CONI e riconosciuta dal CIP. E’ nato negli anni ’60 in America, a sostegno delle persone con disabilità intellettiva e costituisce un programma internazionale di competizioni atletiche.

Nel tempo si è trasformato e adattato. Oggi organizza eventi che chiama giochi internazionali (non gare) praticati insieme a chi possiede pari abilità.

Special Olympics intende favorire una migliore qualità della vita e il massimo possibile dell’autonomia alle persone che lo praticano.

L’intento è di portare nel mondo lo sport, praticato da tutti, come momento d’integrazione.





Medaglie d’oro di Special Olympics
 

Per il testo originale del Protocollo d'Intesa con la FIDS clicca quì.
 


Prof.ssa Marcella Costato
Tecnico FIDS/CONI



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