Il mondo del ballo in Italia
12 gen 2010

A cura di
Sauro Amboni
Tango Argentino: 3) La Tecnica di Base (di Ubaldo Sincovich).



 
La Tecnica di Base

a cura dei Maestri Silvia Galetti & Ubaldo Sincovich


 

Sono ormai diversi anni che il T.A. è diventato materia di studio per i maestri delle associazioni professionali, nonché disciplina di gara per i competitori di ogni Classe.

 

Ci sono stati indubbiamente dei passi avanti e degli ottimi risultati,sia nelle gare a livello nazionale che internazionale.

 

Credo però, sia giunto il momento di fare qualche riflessione, e di dare qualche chiarimento, per evitare che la strada finora percorsa, subisca delle deviazioni tali da trasformare questo bellissimo ballo,in qualcosa che si discosta eccessivamente dalla tradizione.

 

Passo pertanto ad elencare i punti più importanti che caratterizzano il T.A.

 
 

Il T.A. è un ballo popolare, dove l'uomo comanda e la donna segue. Senza tale principio questo ballo non sarebbe mai esistito. Si vede spesso nelle competizioni, che le coppie eseguono passi meccanicamente predefiniti, dove non c'è assolutamente la guida da parte dell' uomo; anzi, si vede in qualche fase che è la donna a condurre!

 

E' l'uomo che decide come interpretare un pezzo musicale, è l'uomo che da “le marche” e segnala il tempo ed i passi alla ballerina, anche nell'ambito di una coreografia; o almeno è questo che deve sembrare. Inoltre si nota spesso che coppie di competitori, affrontano le gare ballando, sia liberamente, nel pezzo pre-gara, che nella loro coreografia, con la stessa identica sequenza. Ciò risulta assurdo per chi se ne intende, perché a tanghi diversi, devono corrispondere coreografie, stile, colore, diversi.

 

Si nota subito l'assurdità di passi veloci, con magari due o tre ganci della donna, su una musica lenta, con prevalenza di violini, che dovrebbe invece ispirare movimenti dolci e soavi come rulli o planei su passi di giro.

La coppia dovrebbe quindi, oltre che studiare coreografie predefinite, anche impegnarsi nell'improvvisazione, soprattutto in competizioni che hanno eleminatorie con molte coppie in pista e anche nelle numerose sale da ballo specifiche per il Tango Argentino, dove il traffico in pista, impone la continua attenzione allo spazio, ed il continuo cambiamento delle direzioni e passi.

 
 

Il T.A. è stato inizialmente sottovalutato come difficoltà. Quando è approdato alle Federazioni Professionistiche, alcuni colleghi hanno creduto che bastasse studiare qualche figura del testo d'esame per avere la possibilità d'insegnare o competere.

Se nei balli “Latini”, un bravo maestro deve studiare per diversi anni prima di diventare sufficientemente preparato, lo stesso vale per il T.A., dove condizione essenziale, oltre a diversi anni di studio, è quella di aggiornarsi continuamente.

Per essere un bravo Maestro o un bravo competitore di Danze Latine, Standard o Tango Argentino si richiede come minimo un impegno di 5-10 anni a secondo della predisposizione personale.

 
 
 

Il T.A. ha una tradizione più che centenaria; capostipiti dei maestri argentini attuali sono stati Antonio Todaro e Pepito Avellaneda.

Il primo, è stato il più grande insegnante di tango mai esistito. Preciso ed elegante, pretendeva dai suoi allievi l'estrema pulizia dei passi, la delicatezza del rapporto con il pavimento, e la padronanza dell'equilibrio della persona e della coppia. Diceva sempre che i suoi allievi sarebbero diventati ottimi maestri, e così è stato.

Schivo e riservato, non si è mai esibito in pubblico. Ballava solamente nelle “milongas”, fra amici. Creava coreografie mirate, esclusive, con una fantasia che non aveva limiti. Aveva un repertorio di passi incredibile, che i suoi allievi ancora sfruttano, a distanza di anni, nei loro spettacoli ed esibizioni.

 
 

Il secondo, Pepito, più milonguero e sanguigno, e con un'abbondante pancia, riusciva a trasmettere agli allievi, la leggerezza e la chiarezza delle “marche”, senza le quali nessun ballerino può improvvisare un tango. Creava coreografie e passi con unn'innata raffinatezza, e dava a tutti l'impressione di ballare con una spontaneità incredibile, anche nei pezzi più difficili che interpretava al momento.

Ho citato poc'anzi, la parola “ tradizione ”, perché il mio pensiero e desiderio, da amante del T.A., è che si rimanga nella tradizione . E' inutile che certi competitori si trasformino in acrobati o veloci centometristi! Saranno dei bravi atleti ma non senz'altro dei “ tangueri”.

 

Segnalo che al Campionato del Mondo svoltosi a Buenos Aires nel mese di agosto del 2003, nel Tango Salon ha vinto un tanghero di 67 anni e la giuria era composto dai più famosi maestri attualmente in attività. Le coppie partecipanti erano più di 250.

 

Bisogna non dimenticare che un Tango inizia e finisce con un “ abbraccio ”; figure e salti devono rispettare il buon gusto e la giusta misura.


 
 



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