Il mondo del ballo in Italia
27 nov 2014

A cura di
Angela Scipioni
Tango Argentino: la MARCA occorre ancora?

 

 

 

 

A cura della Prof.ssa Dott.ssa
Maestra Angela Scipioni
(foto a fianco).

 

 

 

 


 

Premessa.

Ho imparato le Danze Argentine (Tango Argentino, Tango salon, Tango milonguero, Tango vals, ecc.) che chiamerò per brevità Tango Argentino:

  • con molte lezioni da vari maestri anche di elevata caratura professionale sia in Italia e sia all'estero ed in maggior parte nella Svizzera Francese,
     
  • ho studiato le schede tecniche dei testi ufficiali adottati dalle organizzazioni professionistiche,
     
  • ho letto la collana dei testi di Tangologia della famosa Editrice Sigillo,
     
  • ho approfondito lo stile, l’espressività e appreso gli aspetti del linguaggio corporeo, attingendo spunti e riflessioni dagli scritti della professionista Dott.ssa Lidia Ferrari (psicanalista, ricercatrice e campionessa di Tango Argentino),
     
  • ho imparato dall’esperienza personale il Tango Argentino durante la preparazione per sostenere l’esame di Maestra.

 

 

La coppia.

Per ballare il Tango Argentino è necessario avere tecnica, senso del ritmo e della musicalità, abilità per ballare, disponibilità ad una “conversazione sensibile” fra i due partner che cercano di unirsi come un unico corpo.

L’apprendimento in gruppi di più coppie trascura la personalizzazione dell’insegnamento in quanto per ogni coppia l’apprendimento è unico.

Ogni partner ha la propria sensibilità, possiede le proprie differenti abilità, ha caratteristiche di lentezza o destrezza uniche e, quindi, l’insegnamento dovrebbe essere sempre personalizzato ai singoli partner e alla singola coppia.

Così anche la guida, l’interpretazione, lo stile, l’originalità e l’unicità gestuale della coppia sono unici e con un linguaggio gestuale personale.

 

 

 

La Marca, ovvero la Guida dell’uomo.

Fin dalle sue origini, il Tango Argentino è caratterizzato dal fatto che l’uomo segnala, “marca”, stabilisce una certa figurazione, un certo passo, una certa amalgamazione, ecc. e lo fa di sua iniziativa con tutto il suo corpo.

La dama, sempre fin dalle sue origini del Tango Argentino, deve capire, intuire, rispondere ed obbedire a questi segnali.

In sostanza, il dialogo corporeo fra i due partner viene effettuato mediante dei “segnali” chiamati “marcaciòn” che consistono in un insieme di comunicazioni corporee (marcas) con i quali il cavaliere “impone” alla dama i movimenti, i passi, le figurazioni, le esitazioni, ecc. che la dama stessa deve eseguire.

Questi segnali si chiamano “marca”.

L’uomo, mediante l’abbraccio, con tuti i punti di contatto con la Dama, trasmette questi segnali o con le mani, o con i fianchi, o con le rotazioni del busto o del bacino, o coi passi più lunghi o più corti, ecc. e dovrà avere il completo controllo dei movimenti della donna.

La dama dovrà interpretare la “marca” e rispondere senza esitazione, con movimenti pronti, precisi, congruenti agli ordini trasmessi dall’uomo.

In breve, l’azione di “marca” è realizzata dall’uomo per mezzo della rotazione del proprio torace, o con lievi spostamenti del torace stesso, in avanti o indietro; anche col trasferimento di peso da un piede all’altro; può essere eseguita anche con le braccia, ma anche con una differente ed opportuna pressione della mano destra dell’uomo, appunto, sulla schiena della dama.

La dama, mediante l’abbraccio, è sensibile e attenta a tutte queste azioni (segnali, marche) che riceve da parte dell’uomo e, per questo motivo, è di fondamentale importanza il continuo contatto fra i due corpi che attraverso le tantissime connessioni e contatti permettono alla dama di capire e recepire ogni movimento istantaneamente onde potersi muovere di conseguenza.

In definitiva essa, la marca, comprende un vasto e sottile insieme di azioni di comunicazione fra i due corpi.

Queste azioni, anche se esistono tentativi di catalogazione, sono differenti fra le diverse correnti di pensiero nell’insegnamento del Tango Argentino a seconda della cultura e preparazione del maestro, possono essere differenti fra coppia e coppia, possono riflettere il temperamento dell’uomo e la sensibilità della donna.

 

Io stessa, ho ricevuto da diversi maestri differenti modi di segnalare-ricevere la marca.

 

 

Se l’uomo comanda, la dama è una marionetta?

Questa corrente di pensiero, l’uomo comanda e la dama obbedisce, che risale ai tempi in cui nacque il Tango Argentino, si è evoluta, trasformata, modernizzata.

Infatti, con queste azioni di marca, la dama non sa mai, fino all’ultimo istante, la figurazione che dovrà eseguire durante il ballo.

La dama, appunto rimane in attesa, non sa cosa farà fra un secondo, non sa se il prossimo passo sarà a lato o indietro o avanti, non sa la figurazione che segue, ecc.

Questo produce ansia, incertezza, a volte agitazione e insicurezza da parte della donna.

Fenomeni questi che impediscono alla dama di ballare rilassata, di esprimere con naturalezza il proprio carattere e il proprio temperamento; a volte creano intoppi, mancanza di intesa, ritardi nel recepire il segnale (la marca) e anche sconforto emotivo col decadimento complessivo dello stile.

In sostanza, il ruolo di “padre padrone” dell’uomo è in contrasto con una fluida, naturale, scorrevole, sciolta, rilassata, distesa e tranquilla interpretazione del ballo.

Questo modo di ballare “l’uomo comanda e la dama deve obbedire” sminuisce il ruolo della dama, produce insicurezza e umilia la dama al ruolo di “marionetta”.

 

 

La moderna concezione della “marca”.

In questi ultimi anni, si è fatta avanti una nuova corrente di pensiero e di azione della vecchia e arcaica guida del Tango Argentino.

Già in molte scuole francesi e da molte coppie e maestri anche in Italia, è stata abbandonata per lasciare il posto ad una forma più intelligente e meno primitiva della guida.

Le coppie che vogliono avere successo e soddisfazione nel ballare il Tango Argentino, che vogliono lasciare spazio a interpretazioni artistiche personali, che desiderano ballare con sicurezza quello che vogliono, che hanno l’obiettivo di muoversi con ottima intesa fra i due partner, che amano essere rilassati e muoversi senza l’ansia dell’incertezza, che, in sostanza, amano il bel ballo e l’uomo ama rispettare la propria partner e non “dominarla” si sono orientati verso la preparazione di una coreografia.

 

Cioè, la coppia, in base alle proprie caratteristiche personali, studia e prepara la propria coreografia come successione delle varie figurazioni e amalgamazioni, arricchisce la coreografia con le proprie variazioni e originalità artistiche, prova e riprova centinaia ma anche migliaia di volte la coreografia stessa e balla il tutto con estrema tranquillità, senza ansia e con parità di ruoli fra i due partner.

Ovviamente la coppia preparerà coreografie differenti a seconda se balla in una esibizione, se è in pista per una competizione, se balla esclusivamente per svago e divertimento, ecc.

 

In questo modo non viene sminuito il ruolo della dama ma, al contrario, la dama acquisisce capacità e spazio per arricchire la propria gestualità, per inserire una gestualità più personale, balla con maggior sicurezza, si evita il pericoloso risultato della “mancanza di intesa” del vecchio metodo della “marca” dell’uomo, per scacciare dal ballo l’ansia dell’incertezza dei movimenti, per, insomma, dare al ballo quello che merita e cioè la parità dei ruoli e la certezza dell’esecuzione.

 

Tutto questo si traduce in una migliore performance della coppia e una più piacevole e divertente interpretazione della musica.

 

 

 

E i maestri di ballo? Quale cultura?

Orbene, i maestri di ballo dovranno aggiornarsi, abbandonare i vecchi ed arcaici schemi tradizionali del “padre padrone”.

Dovranno imparare a dare dignità alle dame e non tenerle soggiogate alla umiliante posizione di “obbedire l’uomo”, dovranno, i maestri, adoperarsi per insegnare meglio lo stile, per portare le coppie ad esprimere il loro temperamento artistico, dovranno aiutare la coppia a ballare bene, a muoversi con musicalità e collegare il ritmo di esecuzione con il fraseggio musicale.

Dovranno, in sostanza, imparare a fare l’insegnante e non a dire all’uomo “sei tu che comanda e devi dire te alla donna la figura che deve fare”.

 

Mi rendo conto che, dalla mia esperienza non solo nel tango argentino ma in tutti i sedici balli, e anche dall’esperienza di molte coppie di giovani e meno giovani che imparano a ballare, devo purtroppo concludere che molti moltissimi maestri non sono neppure capaci di costruire le coreografie.

Essi, i maestri, hanno nel 90% e forse più, la propria cultura che è ferma alla scuola dell’obbligo.

 

Ritengo, a questo proposito, di dover precisare che insegnare è uno dei mestieri più difficili che esistono.

Basta pensare che per insegnare le quattro operazioni e i pensierini di due righe agli alunni delle scuole elementari bisogna avere la Laurea senza la quale non si può neppure fare domanda di insegnamento. Questo vale a capire quanto sia importante insegnare bene e quanto siano vaste le competenze e ampia la cultura che deve avere un insegnante.

Per un Maestro di Ballo è ancora più complesso in quanto l'insegnamento è rivolto sia ai giovani che agli adulti nonché agli anziani; è orientato sia al divertimento che all'agonismo. Ha aspetti tecnici ed educativi. Nel Tango Argentino anche artistici.

Un maestro insegnante con la cultura a livello di scuola dell’obbligo equivale ad essere semianalfabeta.

Il Maestro, l’insegnante, deve impegnarsi a perseguire e finalizzare, la propria didattica e la propria impostazione educativa, deve capire l’allievo coinvolgerlo e motivarlo.

Il Ballo è tecnica, è cultura, è arte, è conoscenza, è linguaggio corporeo, è espressività, è carattere; non trasformiamolo in un corpo che si muove senza anima! Non trasformiamo la dama in una marionetta telecomandata dal maschio e che gira e rigira per la pista aspettando gli ordini del proprio “padre padrone”.

 


 

Breve biografia della Maestra Angela Scipioni

 

La maestra Angela Scipioni nasce nelle Marche, studia e vive prima nella Svizzera Francese e poi in Italia. Si trasferisce a Boario Terme in provincia di Brescia dove vive e lavora.

Ha acquisito la formazione di base in Danza Classica presso scuole francesi dove ha partecipato a saggi e manifestazioni artistiche.

Rientrata in Italia ha acquisito il Diploma di Maestra di Ballo in Liscio Unificato, Ballo da Sala e Bachata presso l'Associazione Nazionale Maestri di Ballo (ANMB).

Passata in FIDS/CONI ha acquisito, tramite MIDAS, il Diploma di Maestra di Ballo nei 16 Balli.

Ha, inoltre, esperienza pluridecennale come professoressa liceale ed è quindi esperta in didattica e pedagogia.

E’ laureata in Biologia e specializzata in Biologia Ambientale. E' autrice di un testo scientifico di Biometria e Psicometria Applicata.

Il suo recapito e-mail è: scipioniangela@libero.it

E' redattrice, fra l’altro, di interessanti articoli sulla rivista Tuttoballo (rivista di tecnica, cultura e comunicazione del Ballo agonistico e della Danza Sportiva) e di numerosi saggi sulla rubrica degli Esperti di Scuole di Ballo.

 

 


Leggi: Tuttoballo

(Rivista di tecnica cultura e comunicazione del

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