Il mondo del ballo in Italia
09 feb 2014

A cura di
Sauro Amboni
Tecnica e stile del Tango Argentino. 1^ Parte.

 

 

 

 

 

A cura dei Maestri Ubaldo Sincovich e Silvia Galetti

(Foto a fianco).

 

Campioni di Tango Argentino e

Autori di prestigiosi testi professionali.

 

 

 

 

 


 

Introduzione.

 

Sono ormai diversi anni che il T.A. è diventato materia di studio per i maestri delle associazioni professionali, nonché disciplina di gara per i competitori di ogni Classe.

Ci sono stati indubbiamente dei passi avanti e degli ottimi risultati, sia nelle gare a livello nazionale che internazionale.

Credo però, sia giunto il momento di fare qualche riflessione, e di dare qualche chiarimento, per evitare che la strada finora percorsa, subisca delle deviazioni tali da trasformare questo bellissimo ballo, in qualcosa che si discosta eccessivamente dalla tradizione.

Passo pertanto ad elencare i punti più importanti che caratterizzano il T.A.

 

Il Tango Argentino

Il T.A. è un ballo popolare, dove l'uomo comanda e la donna segue. Senza tale principio questo ballo non sarebbe mai esistito.

Si vede spesso nelle competizioni, che le coppie eseguono passi meccanicamente predefiniti, dove non c'è assolutamente la guida da parte dell’uomo; anzi, si vede in qualche fase che è la donna a condurre!

E' l'uomo che decide come interpretare un pezzo musicale, è l'uomo che da “le marche” e segnala il tempo ed i passi alla ballerina, anche nell'ambito di una coreografia; o almeno è questo che deve sembrare.

Inoltre si nota spesso che coppie di competitori, affrontano le gare ballando, sia liberamente, nel pezzo pre-gara, che nella loro coreografia, con la stessa identica sequenza.

Ciò risulta assurdo per chi se ne intende, perché a tanghi diversi, devono corrispondere coreografie, stile, colore, diversi.

 

Si nota subito l'assurdità di passi veloci, con magari due o tre ganci della donna, su una musica lenta, con prevalenza di violini, che dovrebbe invece ispirare movimenti dolci e soavi come rulli o planei su passi di giro.

 

La coppia dovrebbe quindi, oltre che studiare coreografie predefinite, anche impegnarsi nell'improvvisazione, soprattutto nelle sale da ballo, dove il traffico in pista, impone la continua attenzione allo spazio, ed il continuo cambiamento delle direzioni e passi.

Il T.A. è stato inizialmente sottovalutato come difficoltà. Quando è approdato all'A.N.M.B., alcuni colleghi hanno creduto che bastasse studiare qualche figura del testo d'esame per avere la possibilità d'insegnare o competere.

Se nei balli “latini”, un bravo maestro deve studiare per diversi anni prima di diventare sufficientemente preparato, lo stesso vale per il T.A., dove condizione essenziale, oltre a diversi anni di studio, è quella di aggiornarsi continuamente.

 

Il T.A. ha una tradizione più che centenaria; capostipiti dei maestri argentini attuali sono stati Antonio Todaro e Pepito Avellaneda.

Il primo, è stato il più grande insegnante di tango mai esistito. Preciso ed elegante, pretendeva dai suoi allievi l'estrema pulizia dei passi, la delicatezza del rapporto con il pavimento, e la padronanza dell'equilibrio della persona e della coppia. Diceva sempre che i suoi allievi sarebbero diventati ottimi maestri, e così è stato.

 

Schivo e riservato, non si è mai esibito in pubblico. Ballava solamente nelle “milongas”, fra amici.

Creava coreografie mirate, esclusive, con una fantasia che non aveva limiti. Aveva un repertorio di passi incredibile, che i suoi allievi ancora sfruttano, a distanza di anni, nei loro spettacoli ed esibizioni.

 

Il secondo, Pepito, più milonguero e sanguigno, e con un'abbondante pancia, riusciva a trasmettere agli allievi, la leggerezza e la chiarezza delle “marche”, senza le quali nessun ballerino può improvvisare un tango. Creava coreografie e passi con un’innata raffinatezza, e dava a tutti l'impressione di ballare con una spontaneità incredibile, anche nei pezzi più difficili che interpretava al momento.

Ho citato poc'anzi, la parola “tradizione, perché il mio pensiero e desiderio, da amante del T.A., è che si rimanga nella tradizione.

E' inutile che certi competitori si trasformino in acrobati o veloci centometristi! Saranno dei bravi atleti ma non senz'altro dei “tangheri”.

 

Bisogna non dimenticare che un tango inizia e finisce con un “abbraccio”; figure e salti devono rispettare il buon gusto e la giusta misura.

Detto ciò, passo ora a dare qualche indicazione sia per l'uomo che per la donna.

 

 

Consigli per l'uomo

Come ho già sottolineato precedentemente è all'uomo che spetta la responsabilità del ballo e pertanto deve:

Muovere prima la parte superiore del corpo, per indicare alla donna la direzione nella quale andare, e solo successivamente le gambe ed i piedi.

Tra le gambe del ballerino non dovrebbe mai passare la luce; le ginocchia sono le ultime ad aprirsi e le prima a chiudersi in ogni passo. Le ginocchia non dovrebbero mai sopravanzare la verticale ideale che passa davanti al viso.

Nei passi, i piedi vanno appoggiati prima con l'alluce interno, poi pianta e tacco.

 

Questo aiuta a tenere le ginocchia unite; nei passi molto lunghi, si appoggia prima il tacco per ovvi limiti fisici. Un'idea che aiuta potrebbe essere la seguente: “Si deve camminare come su un pavimento di legno che scricchiola senza fare il minimo rumore”.

 

Le braccia devono essere ferme e salde, per mantenere la posizione di guida a cui la donna si deve affidare.

 

L'asse del corpo deve essere portato verso la donna, con il peso sulle piante del piede;

 

i tacchi toccano terra ma senza peso; le gambe sono dritte ma non tese e si debbono muovere morbidamente.

 

Pensare ai passi che intende eseguire, uniformandosi alla capacità della donna che deve saggiare nella primissima parte di un tango.

.

 

Marcare alla donna i passi che intende eseguire con il dovuto anticipo, con delicatezza e leggerezza; non si deve mai strattonare o usare troppa forza nelle marche.

 

Portare sempre la donna e mantenerla nel suo equilibrio naturale, in modo che non trovi difficoltà a seguire i segnali; l'uomo deve essere sempre consapevole su quale piede la donna ha il proprio peso.

 

Tenere sotto controllo le altre coppie in sala, in modo da avere la cognizione degli spazi nei quali potersi muovere, ed uniformarsi alla “ronda”; è sempre spiacevole scontrarsi con le altre coppie o muoversi in disarmonia rispetto agli altri.

 

Interpretare la musica su cui si balla; è un fatto soggettivo, dettato dal momento e dal sentimento dell'uomo, e come tale deve essere trasmesso e comunicato alla donna.

 

Essere pronto a creare un nuovo passo da una marca non compresa dalla donna; nessuno, neanche la nostra ballerina, deve accorgersi che l'uomo ha segnalato male un passo.

 

Fare divertire la ballerina e divertirsi; ogni donna quando termina un tango ballato bene con un bravo tanguero ha sempre il sorriso sulle labbra.

 

Riuscire a comunicare alla donna la magia di un tango, che dura tre minuti, nei quali i ballerini devono dimenticare il mondo intorno a loro e vivere insieme “l’emozione”; e questo, deve essere percepibile anche da chi guarda la coppia.

 

 

Consigli per la donna

Anche la donna, come l'uomo, deve cercare di tenere il più possibile le ginocchia unite; nei passi laterali, deve portare subito il peso sul piede che apre con leggera flessione del ginocchio, in modo da non fermarsi mai a piedi pari e gambe tese, che risulta sempre poco elegante.

Nei passi indietro, il movimento deve partire dall'anca, avendo cura però di mantenere la frontalità del busto rispetto all'uomo; il piede deve toccare il pavimento sempre con l'interno dell'alluce, ed una volta appoggiato sulla mezza pianta, ruoterà in linea di ballo, in contemporanea all'altro che gli passa accanto.

Tutti i passi devono essere eseguiti mantenendo la stessa altezza rispetto al pavimento, senza ondeggiare su e giù con il corpo; di conseguenza nei passaggi ci deve essere un leggero piegamento delle ginocchia, la cui entità è soggettiva e tale da consentire una posizione comoda.

 

In tutti gli spostamenti di peso, il passaggio da un piede all'altro deve essere rapido, in modo che la donna abbia sempre una gamba libera per poter eseguire, se lo desidera, degli “adorno, ovvero degli abbellimenti, in quel breve spaziosi tempo tra una battuta e la successiva, o nella pausa che l'uomo comanda.

Relativamente alla parte alta del corpo, la donna deve abbracciare l'uomo adottando un atteggiamento “attento” a ricevere i segnali.

Questa attenzione alle marche, deriva da un contatto continuo e presente tra il palmo della mano dx. della donna ed il palmo sin. dell'uomo, (le dita non devono stringere ma semplicemente accarezzare la mano del partner), e da una costante pressione verso il basso del gomito sinistro, sul bracci dx. dell'uomo.

Nei primi tempi, tale pressione può essere eccessiva per la poca sensibilità ed esperienza però, con l'esercizio e la consapevolezza che si acquisisce nel tempo, e soprattutto ballando con diversi partner, la forza impiegata diminuirà e si svilupperà l'attenzione.

 

I muscoli dell'addome non devono essere rilassati, ma tenuti leggermente contratti sollevando il diaframma.

 

Per assumere questa posizione consiglio alla donna di estendere fortemente e parallelamente le braccia verso l'alto e ritornare poi in posizione di presa chiusa, mantenendo il ventre ed i muscoli addominali nella postura acquisita durante l'estensione.

 

Con la posizione corretta delle braccia e dell'addome, la donna diventa molto più sensibile a tutte le marche dell'uomo e riesce a dissociare le anche dal tronco; in questo modo mantiene meglio la frontalità del busto e delle spalle rispetto al partner e risulta più leggera nei movimenti delle gambe.

Ci sarebbe ancora molto da dire, e speriamo di poterlo fare più avanti, con un successivo articolo che riguarderà la coppia nel suo insieme.

Ringraziamo i colleghi professionisti che ci leggono, gli amatori e gli appassionati tutti sperando di aver dato un valido contributo alla miglior comprensione del Tango Argentino ed un aiuto al miglioramento della tecnica d'insegnamento.

 

Per l'articolo completo e la ricca documentazione fotografica,

clicca qui e vai al N. 412.

 

Dello stesso argomento, clicca qui e vai al N. 404.

 

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