Il mondo del ballo in Italia
03 mar 2014

A cura di
Sauro Amboni
Tecnica e stile del Tango Argentino. 2^ Parte.

 

 

 

 

 

A cura dei Maestri Ubaldo Sincovich e Silvia Galetti

(Foto a fianco).

 

 

 

 

 

 

 


 

 

La ricerca dell'abbraccio e della comunicazione

 

A cura dei Maestri Ubaldo Sincovich e Silvia Galetti

(Campioni di Tango Argentino e Autori di testi professionali)

 

 

L’emozione

 

I corsi di Tango Argentino hanno diverse finalità, una di natura sicuramente tecnica e l’altra di natura emozionale.

 

Senza tecnica non si può ballare. Senza delle regole consolidate, senza un linguaggio condiviso non ci può essere comunicazione.

Per questo è necessario fornire all’allievo le seguenti importanti particolarità:

 

  • tutti gli strumenti pratici per arricchire il suo bagaglio atto a migliorare la sua trasmissione-ricezione.
  • tutte le basi emotive e psicologiche della comunicazione nel tango, impegnate nel trasmettere segnali non verbali.
  • percepire che esiste la possibilità di una comunicazione nell’aspetto affettivo, che stimoli la presa di coscienza e  dell’importanza di essa all’interno di questo ballo.
  • l’allievo si trova pertanto a dover affrontare due tipi di problematica:

 

Le fasi di apprendimento

 

Un primo livello tecnico costituito dall’insieme di passi e figure, per lo più ricorrenti nelle varie amalgame, che tra loro connesse sviluppano un discorso organico, ovvero un filo di collegamento che sorregge l’argomento musicale nelle sue variazioni di ritmo e colore.

Questo livello lo possiamo considerare quindi lo scheletro di fondo del Tango.

 

Un secondo livello più analitico costituito dall’insieme delle mescolanze ottenibili da figure diventate più complesse, e realizzabili dall’allievo che ha ormai raggiunto la capacità di modificare in ogni momento il suo ballo a seconda della musica o dello spazio nella sala, o dal suo stato d’animo.

 

E qui, entra in gioco il livello umano, l'Io più profondo.

Mi riferisco al fatto che, quando comunichiamo qualcosa, come deve essere nel Tango, stiamo di fatto incontrando un altro essere umano.

 

 

La comunicazione

 

Ci sono due tipi di comunicazione:

 

La prima che assolve a scopi pratici e concreti, quali guidare la donna, decidere di andare a destra o a sinistra, girare, ecc.

La seconda che seconda che possiamo chiamare emozionale, quella che parla del “noi”, del rapporto che instauriamo per quei tre minuti che dura un Tango.

Questa è la comunicazione dove la tecnica e la pratica non trovano più posto, questa è quella che serve per costruire delle sane ed autentiche relazioni affettive.

 

Ora però dobbiamo dire che sarà impossibile comunicare nel mondo del Tango senza tirare fuori il livello umano che quindi risulta determinante; ma in cosa consiste questa dimensione umana? E come realizzarla? La risposta è con il contatto dell’abbraccio.

 

 

L’abbraccio

 

Il contatto umano, di fatto, è l’elemento nutritivo più importante che viene ad essere scambiato nella comunicazione nel Tango Argentino.

 

Senza l’abbraccio, o meglio, senza questo tipo di abbraccio sarà impossibile ballare bene.

 

Questo contatto umano nell’abbraccio, è un qualcosa che non possiamo identificare con lo scambiarci informazioni o parole, né con il mero contatto fisico, neppure con quello sessuale.

 

Non consiste neppure nel divertirsi assieme o nell’aiutare qualcuno. Non possiamo neppure confonderlo con il sorridere ed essere disponibili a ballare con tutti, essere carini. Tutte queste attività possono essere svolte con o senza il contatto.

 

L’abbraccio sentito veramente, è un qualcosa che ha una qualità diversa: è toccarsi con il cuore o con l’anima, è mostrarsi autenticamente per quello che si è, è giocare a carte completamente scoperte, offrendo all’altro l’ultima e più profonda verità alla quale possiamo giungere, rischiando pure in vulnerabilità.

 

Quando ciò accade tra due persone si realizza quello che noi chiamiamo comunemente “feeling”, che corrisponde alla sensazione di essere in contatto profondo con l’altro, senza che un muro invisibile (ma estremamente reale e percepibile) ci separi come spesso succede.

 

Cos’è allora quel muro invisibile e chi lo crea? E’ una barriere fitta che il nostro carattere pone tra il nostro cuore e l’altro per non farci soffrire.

 

E’ essenzialmente un atto autodifensivo più che lecito, che ci mette al riparo dal fatto di essere facilmente attaccabili.

 

Il problema nasce dal fatto che abbiamo perso il controllo di tale sistema difensivo, che ormai agisce in completo automatismo, che abbiamo dimenticato di avere un disperato bisogno di contatto umano e che ci siamo inventati un sacco di storie e trucchi per giustificare le nostre manovre difensive.

 

Rimaniamo così prigionieri dei nostri stessi guardiani, e passiamo la vita intenti a difenderci sempre e dappertutto, senza aver più il coraggio d’abbracciare, senza aprirci più al contatto umano.

 

In tal caso, saremo inevitabilmente costretti a sopperire a tale mancanza con tutte quelle forme compensatorie di contatto, che nascono dalla nostra sovrastruttura caratteriale e basata su giochi di potere, sulla seduzione sessuale e sulla “mercificazione” dell’altro, rendendolo di fatto un oggetto, un accessorio della nostra vanità.

 

Anche nel Tango Argentino possiamo accettare e fare nostra una tesi di Freud, che sosteneva che un essere umano può considerarsi guarito dalla sua nevrosi nel momento in cui impara a fare due cose: a lavorare e ad amare.

 

 

 

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