Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
TEMPO, RITMO E VELOCITA'
'Un musicista non abituato al linguaggio dei ballerini e dei dj, si troverebbe a mal partito nel discutere di tempo, ritmo e velocità; questi tre elementi della struttura musicale sono usati quasi fossero dei sinonimi della stessa parola; oppure delle accezioni leggermente diverse dello stesso concetto. Diciamolo allora con tono ufficiale: il tempo, il ritmo e la velocità sono tre concetti totalmente distinti l’uno dall’altro; tre cose diverse insomma. Se non si vuole rischiare di fare brutte figure (nella migliore delle ipotesi) o di non essere per nulla capiti (nella peggiore), bisogna imparare ad usare le parole col loro corretto significato.

TEMPO

Possiamo immaginare il tempo come un contenitore nel quale andiamo a “mettere” la musica. Esso si esprime sottoforma di frazione (2/4, 3/4, 4/4 , 6/8 ecc.) ed indica, unicamente, quanto dura ciascuna battuta.Un “tempo” musicale è identificato univocamente da tre unità: unità di misura, unità di movimento, unità di suddivisione. L’unità di misura indica quanto dura un’intera battuta; l’unità di movimento indica quanto dura ciascun battito (movimento); unità di suddivisione indica quanto dura ciascuna suddivisione di ogni singolo battito. Ad esempio, il tempo 2/4 è caratterizzato dalle seguenti unità:
Unità di misura = 2/4
Unità di movimento = 1/4
Unità di suddivisione = 1/8
Si dirà quindi: il tempo 2/4 è un tempo semplice, formato da due movimenti a suddivisione binaria (si definiscono semplici tutti i tempi a suddivisione binaria).
Nulla a che vedere dunque con la velocità d’esecuzione o col ritmo. Per un musicista “seguire” il tempo oppure “essere a tempo” significa rispettare le battute, le figure musicali e le pause. Per un ballerino significa rispettare gli accenti metrici, la “quadratura” dei battiti musicali o, in altre parole, sincronizzarsi con gli accenti del tempo.

RITMO

Quando inseriamo le note nelle battute, possiamo dare degli accenti caratteristici su determinate note per creare dei ritmi specifici. Questi sono gli accenti ritmici. Nell’esempio riportato nella figura in alto, possiamo osservare, sopra al pentagramma, gli accenti metrici del 2/4, mentre, sopra le note, tre accenti ritmici che abbiamo inserito, a nostro piacimento, dando “forza” ad alcune note. Due di questi accenti, quelli finali, sono consecutivi, quindi più veloci; su di essi, ballando, si può ad esempio eseguire uno chasse. Questa semplice frase è costruita con gli accenti ritmici del cha cha, uno dei più conosciuti balli latino/americani. Organizzando quindi, appropriatamente, le frasi musicali con gli accenti ritmici, possiamo ottenere i ritmi tipici delle varie danze. Seguire il ritmo, sia per il ballerino sia per il musicista, significa rispettare questi accenti dando la corretta interpretazione ritmica del brano. Attenzione, si può anche andare a tempo e non rispettare il ritmo, dando delle interpretazioni piatte, sciapite, monotone, inespressive, del brano.

VELOCITA’

La velocità è l'andamento di un brano; può essere indicata all'inizio del brano stesso con dei termini generici (allegro, andante, adagio, ecc.) o con un’indicazione metronometrica (del tipo 1/4 = 120; dove 120 sta ad indicare i battiti al minuto del metronomo). I dj sono abituati ad esprimerla in bpm (battiti per minuto) ed erroneamente la chiamano “tempo”; sono neologismi utilissimi, funzionali, ma fuorvianti: in tal caso le parole “battito” e “tempo” non hanno nulla a che vedere col loro significato in senso musicale.

Rosario Rosito, 21 febbraio 2005
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