Il mondo del ballo in Italia
02 giu 2014

A cura di
Sauro Amboni
TRAINER

 

 

 

 

 

Castellanza 1° Giugno 2014.

Reportage a cura

dell ’ Inviato Speciale

Maestro Marcello Luca Ferrari.

 

 

 

 

 

 


 

Premessa.

Il “Diploma di Trainer MIDAS” permette all’altleta (amatore) di mantenere il suo status di Agonista (Tessera FIDS) e di ottenere lo status di Trainer (Tessera MIDAS). I Compiti sono quelli di svolgere attività all’interno della propria ASA, potrà guidare gli allenamenti, coadiuvare il Maestro di disciplina e condurre corsi di base (collettivi Social Dance).

La figura del Trainer va evidenziata e vista come figura MERITOCRATICA all’interno di una società o ASA.

Ottenuto il brevetto, il Trainer non può partecipare di sua iniziativa in qualità di supporto in un’altra società sportivo o ASA, ma deve sempre ottenere il consenso del maestro di riferimento.

In caso di allontanamento dall’ASA di inizio, il Trainer mantiene la qualifica ottenuta. Per operare di nuovo deve sempre avere una ASA o maestro di riferimento.

 

 

Argomenti per la preparazione dei Trainer.

Le lezioni per la preparazione agli esami di Trainer vertono sui seguenti argomenti:

 

Conoscenza del profilo “Progetto Trainer”;

Contenuto del nuovo testo “Da Ballo a Danza”;

Contenuto del Testo dei 16 Balli o Testo di Disciplina (per il candidato che si propone per la stessa);

Conoscenza dell’Ordinamento Sportivo del CONI delle FSN e EPS e DSA;

Ordinamento generale dell’associazione MIDAS;

Etica, deontologia e didattica del Maestro di Ballo.

 

 

Cronaca del Convegno.

La domenica 1 Giugno 2014 è stata un Convegno di formazione e di incontro, prove pratiche dei candidati, test di valutazione, simulazione alla funzione di Giudice di Gara, valutazione complessiva, consigli suggerimenti e lacune da superare per essere preparati e ammessi all’esame.

  • Commissione d’esame guidata dal Maestro e Relatore Formatore Sauro Amboni,
  • rappresentante MIDAS Nazionale il Maestro Tordi Francesco,
  • rappresentante FIDS Lombardia il presidente Donato Scandiffio e il Consigliere Giuseppe Lattuada,
  • General Manager del Convegno il Maestro Antonio Altomare e il Formatore Sergio Narisoni.

 

Gli aspetti organizzativi e di segreteria sono stati affidati alla zelante ed efficiente Maestra e segretaria MIDAS Lombardia Mattea Pino, mentre le musiche dall’esperto MIDAS.

 

I consigli relativamente ai singoli balli d’esame sono stati esposti dai Relatori scelti fra i personaggi più qualificati del mondo della Danza Sportiva della Lombardia, quali: Agostino Danzi, i fratelli Gianni ed Eleonora Scandiffio, Diego Curnis, Andrea Guerrazzi, Marco Zingarelli, Diego Simeone, Luca Isella.

 

Presenti 145 candidati. Si veda la ricca documentazione fotografica con le Immagini più significative inserite nella galleria immagini qui sotto.

 

Presenti numerosi maestri titolari di ASA attenti ai programmi d’esame e ai loro allievi candidati Trainer.

 

 

Una nota significativa.

Oltre la metà dei candidati avevano un’età sotto i 40 anni; la maggior parte di loro erano femmine. Con questa constatazione inizia così il rinnovamento strutturale della Danza Sportiva

 

 

La Formazione.

La società attuale è in costante evoluzione e il ruolo della conoscenza e della formazione rappresentano un fertile strumento di crescita. Questo vale anche per il Ballo: nuove figure, nuove discipline, nuovi metodi di insegnamento, aspetti multimediali, la comunicazione, l’organizzazione, l’evoluzione della FIDS e di MIDAS, ecc.

 

Formazione vuol dire saper valorizzare le proprie competenze, aggiornare il proprio sapere, gestire la propria professionalità, essere sempre i protagonisti delle proprie scelte e delle proprie idee. Vale a dire, saper essere “Maestro”.

 

Formazione permanente significa scelta di un ideale cioè migliorarsi e migliorare la propria vita per evolvere con la propria professionalità; significa formazione continua finalizzata a riqualificare, consolidare e migliorare competenze, conoscenze, abilità e attitudini mentali. In altre parole, saper essere un “Maestro moderno”.

Bisogna promuovere la comunicazione fra i Colleghi, interessare gli allievi ai valori culturali che li accomuna e abituarli alla trasparenza intellettuale, addestrarli all’onestà professionale, allo spirito critico ed alla partecipazione democratica, alla presenza agonistica; il tutto con l’entusiasmo per i valori essenziali della vita.

La formazione culturale e il costante aggiornamento del Trainer e quindi del Maestro di Ballo rappresentano il passaggio obbligato ed indispensabile per rispondere ad esigenze sia agonistiche che Educative, Formative e Culturali. Questa è la missione principale di MIDAS.

 

 

Osservazione.

Significativi e interessanti per i 145 candidati sono stati i momenti relativi a:

1 - la prova di conoscenze teoriche mediante l’analisi dei test a risposta multipla con domande su ogni argomento sia di tecnica che di organizzazione; per motivi di spazio (16 pagine di test) non riportiamo qui il lungo elenco delle domande e delle risposte multiple per le singole discipline,

2 - la simulazione alla funzione di Giudice di Gara da parte di tutti i candidati a rotazione fra loro con loro stessi suddivisi in batterie di 7-8 coppie in pista per tutti i balli; fatto questo di estrema importanza per far capire ai candidati la peculiarità insita al lavoro del Giudice di gara e ai motivi che creano le discordanze nelle valutazioni dovute a molteplici motivi anche in condizione di “buona fede” e serietà comportamentale dei Giudici a bordo pista,

3 - la Relazione introduttiva sulla disciplina, il codice deontologico, l’etica comportamentale e la didattica per essere un serio e responsabile Trainer/Maestro (la relazione integrale svolta dal Maestro Amboni è allegata a questo Reportage),

4 - infine, la spiegazione degli errori commessi durante la prova musicale svolta da tutti i 145 candidati suddivisi in batterie di 7-8 per turno e dei consigli per una migliore interpretazione e performance dei candidati stessi.

 

 

Ulteriore osservazione.

Buona e attiva è stata la partecipazione nel suo complesso; ottima l’interpretazione nei candidati alla Danze Latine; discreta/buona quella per gli altri balli. Gli errori più comuni sono stati i soliti che si notano in tutte le gare (alcuni fuori tempo, alcune posture improprie, alcuni errorini di tecnica, la mancanza di una buona gestione della pista).

Il Convegno è terminato coi saluti e gli auguri da parte del presidente Regionale FIDS Donato Scandiffio.

 

 

Allegato

Relazione integrale svolta dal Maestro Sauro Amboni.

MIDAS - Corso “TRAINER” – 1° giugno 2014

Note - Introduzione - Didattica – Deontologia – Etica comportamentale

 

 

Durante l’insegnamento sono necessari comportamenti e decisioni assolutamente non standard che ogni buon Trainer e soprattutto un buon Maestro deve adottare ed assumere volta per volta a seconda delle esigenze del giorno, della lezione, del singolo momento, del numero di allievi in scuola, del loro livello e dell’età ecc. Queste note sono quindi di carattere generale da selezionare e adattare in base alle circostanze. Esse sono dettate dall’esperienza di decenni di insegnamento in scuole di ogni tipo, ordine e grado.

 

  1. Per fare una buona lezione occorre essere molto duttili e, spesso, rinunciare a comportamenti troppo rigidi o troppo severi.
  2. Meglio non rilevare pubblicamente una piccola intemperanza caratteriale di un allievo ma è preferibile fingere talvolta di non accorgersi dell´accaduto.
  3. La qualità maggiore di un Maestro non è quanto è straordinario il suo sapere ma come e quanto è in grado di trasmettere concetti, tecniche e gestualità anche all´allievo più problematico.
  4. Durante le lezioni ai corsi collettivi, per ottenere la comprensione e l´apprendimento da parte degli allievi più deboli, sono indispensabili le ri-ri-ri-ripetizioni di spiegazioni, movimenti, concetti, ecc. Ciò comporta un inevitabile annoiamento e una sicura deconcentrazione da parte di coloro che hanno già capito più o meno velocemente. Ma un bravo insegnante deve utilizzare un qualsiasi valido metodo di insegnamento ma non può assolutamente permettersi di annoiare il suo pubblico. La noia è il nemico di ogni insegnante che dovrà quindi alternare spiegazioni, musica, battute spiritose, minacce, lodi, esempi, esercizi, ecc. allo scopo di rendere interessante e viva la lezione.
  5. Quando entra in palestra, l´insegnante deve necessariamente e repentinamente adeguarsi alla coppia o al gruppo che ha di fronte e diventare perciò un attore duttile e trasformista, capace di interessare, colpire, stupire, (in qualsiasi modo lecito), stando sempre ben attento al minimo sintomo di disinteresse, deconcentrazione o noia del suo pubblico. In questi casi dovrà intervenire rapidissimamente con una battuta, un aneddoto, un esempio che colpisca e recuperi l´attenzione.
  6. Per evitare noia, stanchezza e distrazione, si consiglia anche di concedere alla coppia o al gruppo a lezione, brevissime pause di intervallo autocontrollato di qualche minuto.
  7. Bisogna, in alcuni casi, tener presente anche dell´orientamento ideologico politico-religioso ecc. del gruppo al corso (per esempio Oratorio, ARCI, gruppo anziani di un Sindacato, scuola private cattolica o solo privata o pubblica, ecc.), orientamento al quale deve ispirarsi il docente verso un ben determinato metodo didattico e disciplinare (atteso da chi organizza il corso).

 

  1. Per quanto riguarda il rapporto docente-allievo (nel gruppo o nella coppia) è indispensabile conoscere sia le potenzialità degli allievi, sia il loro carattere, cercando di capirlo il più rapidamente possibile in modo da conoscerne i tratti principali ed agire di conseguenza per mantenere la lezione il più possibile produttiva. Ad esempio:
  2. non si dovrebbe guardare un iper-emotivo troppo fissamente negli occhi;
  3. non si dovrebbe mai rimproverare bruscamente un timido;
  4. invece si dovrebbe riprendere anche bruscamente il menefreghista lavativo;
  5. si dovrebbe incoraggiare molto o poco in funzione del carattere dell´allievo in quanto l´incoraggiamento può stimolare il timido ma anche ottenere l´effetto opposto nell´allievo esuberante;
  6. talvolta per interessare il gruppo, sarà produttivo anche raccontare alcune proprie debolezze o insuccessi (ovviamente scelte tra quelle narrabili) e riconoscere talvolta anche propri errori passati allo scopo di rendere più partecipe il gruppo o la coppia nell´esperienza che si cerca di trasmettere loro.

 

  1. Ogni tanto, il Maestro deve riflettere e porsi delle domande sul proprio modo di insegnare; ad esempio:
    • come migliorare il mio insegnamento?
    • come renderlo più stimolante e coivolgente?
    • come capire i problemi che incontrano gli allievi nell’apprendere?
    • come aiutare ad apprendere?
    • come valutare quanto gli allievi recepiscono?

 

  1. Per introdurre questi interrogativi ne nascono degli altri più generali ed altrettanto “difficili”:
    • che tipo di insegnante sono?
    • a che punto sono nel processo di sviluppo della mia professionalità?
    • quali sono le idee sull’apprendimento che regolano il mio modo di insegnare?
    • come potrei cambiare il mio modo di insegnare, se decidessi di farlo?

 

  1. Per diventare un bravo insegnante e giungere allo sviluppo della propria professionalità, è necessario seguire anche un processo di autocritica. Per esempio videoregistrare le proprie lezioni per poi rivederle, ascoltarle con calma e farsi delle autocritiche.
  2. Si possono identificare aspetti del proprio insegnamento prima sconosciuti o trascurati, quali:
    • limitata gamma di metodi di insegnamento usati;
    • tempo limitato lasciato agli allievi per le prove;
    • mancanza di un discorso bene organizzato nello spiegare;
    • poca comprensione delle difficoltà esposte o lamentate dagli allievi;
    • reazioni spontanee di giudizio negativo troppo esagerate;
    • mancanza di capacità di coinvolgimento;
    • eccessiva velocità nell’esporre un discorso, una figura o un movimento;
    • indicazioni di lavoro non chiare;
    • inutile ripetitività delle interiezioni, delle esclamazioni, ecc;
    • discorsi iniziati e non conclusi;
    • interruzioni troppo frequenti e fuorvianti;
    • incapacità di gestire correttamente il tempo a disposizione;
    • uso improprio delle domande fatte agli allievi.

 

  1. L’insegnante, per dare efficacia all’attenzione, deve servirsi anche dello sguardo, della voce e della gestualità per catturare l’attenzione e stimolare l’interesse che sono elementi indispensabili per qualsiasi tipo d’apprendimento.
  2. L’allievo, attraverso le parole, ma soprattutto gli sguardi e gli atteggiamenti dell’insegnante, acquisisce la fiducia nelle proprie capacità.

 

  1. Alcuni suggerimenti:
  2. Insegnare a bambini, ragazzi, adulti o anziani necessita di approcci diversi.
  3. Il linguaggio e la terminologia specifica dei vari argomenti variano anche a seconda del grado d’istruzione dell’allievo.
  4. E’ necessario tener presente che ogni individuo apprende secondo un proprio stile cognitivo: chi apprende per imitazione osservando, chi attraverso la logica e se non capisce non ricorda, chi pappagallescamente, ecc.

 

  1. Un bravo Maestro all’inizio di ogni lezione, ha cura di comunicare quali obiettivi intende raggiungere all’interno di quella lezione. Idem all’inizio di un corso.
  2. L’allievo, in questo modo, è posto, immediatamente, in una situazione d’apprendimento attivo.
  3. Quando si spiega bisogna usare il “noi” all’interno di ogni discorso, perché risulta più coinvolgente. Si dice, per esempio: oggi impariamo questo (e non oggi imparerete questo), ora ci troviamo in questa posizione (e non ora vi trovate in questa posizione), siamo tutti d’accordo? E non siete tutti d’accordo? Abbiamo bene chiaro questo movimento? E non avete bene chiaro questo movimento?
  4. E’ bene ricordare che l’uso del “Non”, all’interno di frasi o messaggi è controindicato. Gli studi sul funzionamento della mente, hanno dimostrato che l’inconscio rifiuta questa parola.
  5. Inoltre, ricordiamo che il linguaggio del corpo dice più delle parole e che quindi dobbiamo spiegare eseguendo noi stessi i movimenti che spieghiamo. O facendoli eseguire a chi ci aiuta nell’insegnamento.
  6. Ricordiamo che il docente rappresenta, spesso, un modello per i suoi allievi, sia piccoli che giovani. Gli allievi assimilano i suoi comportamenti e molte volte li riproducono.
  7. Bisogna prestare sempre attenzione alle domande e alle osservazioni degli allievi, evitando di distrarsi dedicandosi a qualcosa d’altro. L’allievo va ascoltato.
  8. Ricordarsi ogni tanto di sorridere.

 

  1. Un Maestro che si pone alla guida di una coppia o di un gruppo, sia per insegnare il Ballo ricreativo o per prepararli all'agonismo, deve saper avvicinarsi a loro con umiltà, seguendo quei valori universali per i quali vale la pena di impegnarsi, cioè coltivare negli allievi: l’amicizia, la lealtà, la cultura, e l’entusiasmo.
  2. Chiunque agisca seriamente in nome di questi valori, si avvicinerà sempre più ai propri allievi acquisendone la loro fiducia e collaborazione e ciò farà emergere la personalità che è nel cuore di ognuno. Ricordiamo che i nostri allievi sono i nostri giudici.
  3. Dobbiamo tenere presente che il Ballo è in costante evoluzione e il ruolo della formazione rappresenta un fertile strumento di crescita: nuove figure, nuove discipline, nuovi metodi di insegnamento, gli aspetti multimediali, la comunicazione che un maestro deve conoscere.
  4. Tutto ciò vuol dire saper valorizzare le proprie competenze, aggiornare il proprio sapere frequentando corsi, aggiornamenti e stage.
  5. Un punto importante consiste l’insegnamento ai bambini. Ciò per due motivi: sia per l’esigenza di una continuità numerica nel mondo del Ballo dovuta alla scarsa presenza di giovani alle competizioni in atto già da alcuni anni, e sia soprattutto per il delicato ruolo del Maestro che ha nella sua duplice veste di tecnico e di educatore.
  6. Insegnare ai bambini è impresa difficile, molto difficile. È necessaria una buona cultura teorica, pedagogica e didattica. Poi, ovviamente, è necessario conoscere la tecnica del Ballo.
  7. Il movimento rappresenta il principale mezzo di comunicazione che il bambino utilizza per conoscere. E’ il fondamento del suo sviluppo e della sua affettività.
  8. Attraverso il lavoro di danza e movimento, il piccolo impara a controllare ed a gestire le proprie attività motorie, a conoscere i propri limiti a migliorare la sua relazione con gli altri, ma prima ancora con sé stesso.
  9. E’ importante, cioè, che questa attività venga proposta sotto forma di divertimento, come un gioco, ma dove esistono delle regole ben precise.
  10. In particolare il ruolo del maestro deve essere quello di amico, un amico “più grande” che sappia condurre questo gioco e stabilire delle regole da rispettare.
  11. Il bambino ha bisogno in questa fase di apprendimento: sia di essere guidato che di trovare aspetti di divertimento e di socializzazione fondamentali ad un suo corretto sviluppo.
  12. Ripeto che il futuro del Ballo dipende da come sapremo coltivare nei giovani l’amore e la passione per il Ballo.
  13. Pertanto uno fra i più importanti nostri compiti è quello di avvicinare i giovani al Ballo, farglielo amare attraverso il divertimento, avviarli alle competizioni e farli crescere.
  14. Se ognuno di noi nel prossimo anno avvicinasse al Ballo anche solo 10 bambini, l’anno prossimo avremmo in Lombardia mille nuovi competitori in pista nella Classe C.

 

  1. Tecnicamente nell’insegnamento sono importanti alcuni accorgimenti pratici quali ad esempio:
  2. Insegnare con convinzione e passione.
  3. Prima di iniziare a parlare aspettare un momento. Uno studiato silenzio attira sempre l’attenzione.
  4. Guardare gli ascoltatori e continuate a farlo dal principio alla fine.
  5. Mettere della forza e dell’entusiasmo nelle dichiarazioni che si fanno.
  6. Indirizzare le dichiarazioni agli ascoltatori, mai al pavimento, al soffitto o alla finestra.
  7. Variare l’inflessione e il volume della voce con sentimento ed entusiasmo e modificare di tanto in tanto la rapidità del discorso.
  8. Fare qualche passo mentre si spiega ma guardare sempre il pubblico negli occhi.
  9. Favorire la partecipazione attiva degli allievi.
  10. Avere il senso dell’umorismo.
  11. Avere un linguaggio semplice.
  12. Vestire in modo appropriato.
  13. Servirsi pure dei gesti mentre si spiega, ma lasciare che l’espressione del viso e i movimenti del corpo facilitino la comprensione.
  14. Evitare lunghi periodi di silenzio. Le pause debbono essere usate solo per attirare l’attenzione.
  15. Usare soltanto aneddoti o battute che siano pertinenti al soggetto. Fare attenzione che rafforzino l’idea e non la indeboliscano.
  16. L’umorismo è di aiuto ma troppa ilarità può essere dannosa. Quindi va usato con discrezione.
  17. Fare spesso delle domande e tenere l’indolente sveglio e vigile. Guardare dritto verso il gruppo o la coppia quando si fa la domanda.
  18. Passare rapidamente al punto successivo. Inutili ripetizioni e spiegazioni o esitazioni sono dannose.
  19. Non comunicare agli allievi che ascoltano che si sta superando il tempo previsto.
  20. Ricordiamo che il germe dell’entusiasmo è contagioso. Approfittiamone. Un grande Maestro sa infondere entusiasmo.

 

 


Leggi: Tuttoballo

(Rivista di tecnica cultura e comunicazione del Ballo Agonistico e della Danza Sportiva)

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