Il mondo del ballo in Italia
14 mar 2007

A cura di
Rosario Rosito
UN GIUDICE KAFKIANO
'Lo spunto mi nasce dalla lettura dell’ultimo articolo pubblicato su “scuole di ballo”, riguardante i giudici di gara. Li ho conosciuti questi nuovi manager del ballo, che confondono la deontologia con l’implantologia e l’ortografia con l’ortodonzia. Involontari sponsor dei meccanici odontotecnici, nascono tra le pieghe delle varie associazioni professionistiche e si propongono come innovatori del settore. Peccato che l’innovazione consista esclusivamente nel malcelato tentativo di soppiantare la saggezza dei dirigenti anziani, con la spregiudicatezza e l’assoluta latenza di etica e correttezza morale. Parlo, ottimisticamente, di “latenza” e non di “mancanza” di qualità oggettive, ma, probabilmente, è una fiducia mal riposta. Lo lasciano intuire i continui “corsi d’aggiornamento”, “corsi di riqualificazione”, “stage per giudici di gara”, “corsi di abilitazione”, tutti inesorabilmente a pagamento, incredibilmente pieni di proclami ed artifici ed incresciosamente vuoti di contenuti culturali. Senza cultura non si va da nessuna parte. Le meschinità, efficacemente sottolineate dall’autore dell’articolo citato, tese a delegittimare i giudici ed i maestri “non competitori”, sono solo la punta di un iceberg, che affonda la sua enorme massa in un mare melmoso di intrighi e tradimenti, proclami populistici, accordi sottobanco, telefoni che impazzano ed al cui confronto Moggi e i personaggi di calciopoli appaiono simili ad innocui pivellini. Siamo al cospetto di un movimento asinesco. Portato avanti con determinazione pari all’arroganza, alimentato dalla spregiudicatezza politica di qualche abile burattinaio, che si scompiscia dalle risate al solo sentir parlare di correttezza, attendibilità e fiducia.
È nata la corrente del “realismo magico”, che accorpa il nuovo prototipo del giudice di gara. Niente a che vedere, ahimè, col surrealismo letterario. Kafka e Marquez, purtroppo, c’entrano poco dal punto di vista culturale. Ma i tristi figuri, sembrano proprio usciti dalla penna di uno scrittore dell’assurdo; deliberano con prontezza, puntualità ed eleganza, con l’unico neo di giudicare spudoratamente male, tenendo “poco” conto dei reali meriti di chi gareggia e “molto” conto dell’aria che tira e delle voci che corrono. Ed allora i risultati delle gare hanno un che di magico, d’irreale, come la Remedios di “cent’anni di solitudine” che, in un contesto mostruosamente realistico e palpabile, ascende in cielo come se nulla fosse.
Cosa ci riserba il futuro? Ancora tanti amari bocconi suppongo. Non vedo come si possa rimediare ad una situazione così ingarbugliata e sconnessa. Tutto è reso difficoltoso dall’endemica mancanza di lealtà. Ed è risaputo che, in qualsiasi sport che voglia degnamente definirsi tale, la lealtà è una base irrinunciabile. Intendiamoci, di giudici corrotti o incapaci sono piene le cronache di tutti gli sport, ma quello che accade nell’ambito del ballo sportivo va molto oltre le semplici deficienze. Concludo, scherzosamente, col decalogo del nuovo movimento che ho battezzato “realismo magico”:

• La cultura ed i libri non hanno niente a che vedere con lo sport.
• Il ballo è un business che, talvolta, somiglia ad uno sport.
• Le votazioni sono fatte per poter essere pilotate.
• Lo skating è lo strumento più adatto per ottenere quel che si vuole: si compila velocemente, privatamente, in un’unica copia e senza possibilità di memorizzarlo; si consegna senza ricevuta ed è soggetto all’interpretazione di chi lo inserisce nel sistema...
• Il giudice imparziale è quello che castiga senza discriminazione tutti gli atleti non raccomandati.
• Il maestro, soprattutto se neofita, è un pollo. Se non lo spenni tu, lo farà qualcun’altro.
• Non c’è allievo migliore di quello sottratto ad un’altra scuola.
• La deontologia è come una malattia genetica che rende l’uomo antipatico, antiquato, ammuffito ed inadatto alle nuove frontiere del ballo sportivo.
• Senza grandi guadagni non si organizzano grandi gare. Anzi, non si organizza alcunchè.
• Dimmi con chi vai e ti dirò quante gare vincerai.
Rosario Rosito, 12 settembre 2006

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